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La Cooperativa “Yochin Tayel K’inal”
Chiapas - Messico
In Messico il caffè è sinonimo di futuro. Sono circa 300mila i produttori che lo coltivano e il 60 per cento di loro sono indigeni.
Ma proprio le popolazioni indigene, non essendo tutelate da strutture governative, devono vedersela con i “coyotes”, speculatori commerciali che comprano il caffè a cifre inferiori al prezzo di produzione.
L’esercito zapatista, nato nel 1983 per difendere i diritti delle popolazioni indigene, ha dato vita, in una zona della regione messicana del Chiapas, ad una struttura politica nuova, la cui unità di base è costituita da “caracoles”, i municipi indigeni autonomi legati tra loro da rapporti egualitari.
Ed è sempre qui che nasce la cooperativa “Yochin Tayel Kinal”, nome che significa “Entrando nella terra” scelto nel 2002 quando la cooperativa si forma unendo i piccoli produttori provenienti da una zona compresa tra i municipi ufficiali di Yajalòn, Bachajòn, Chilòn, Ocosingo ed Altamirano.
L’entrata nel commercio equo e solidale ha offerto alla cooperativa guadagni superiori e più sicuri rispetto ai prezzi internazionali e ad i mercati tradizionali.
Questo consente di investire nello sviluppo parte degli utili generati dalla commercializzazione del caffè in attività a beneficio della comunità, non chè per il miglioramento della produttività e della qualità del caffè.
Recentemente, fra i membri della cooperativa Yochin Tayel K’inal, si è proceduto ad una “divisione” di una parte di produttori dell’area più a nord. La decisione è dovuta essenzialmente alle crescenti problematiche di “amministrazione”, in quanto l’area totale in cui operavano i vari produttori era molto amplia e faceva riferimento a due diversi Caracoles: le distanze e altre difficoltà, sia di comunicazione che di ritardi nella definizione di decisioni comuni (ogni decisione sulle attività della cooperativa doveva essere ratificata da ciascuna “junta” separatamente), generavano infatti molti rallentamenti nel lavoro.
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